Mercoledì 30 luglio, la Federal Reserve ha annunciato che le banche d'investimento potranno rivolgersi alla banca centrale per ottenere liquidità fino al 30 gennaio. Il programma, iniziato il 17 marzo, doveva inizialmente durare fino alla metà di settembre. Anche un altro programma, dove le banche d'investimento possono temporaneamente scambiare titoli ad alto rischio per titoli del Tesoro continuerà fino al 30 gennaio, ha annunciato la Fed. Sarà anche possibile, in un programma separato, richiedere liquidità per un periodo di tempo maggiore, per 84 giorni anzichè gli attuali 28 giorni.
L'introduzione di nuovi schemi per aumentare la liquidità indica che i banchieri centrali americani sono tuttora preoccupati dalle restrizioni delle condizioni di credito dei mercati finanziari, le quali secondo loro pregiudicano l'economia. Molti esperti di economia danno la colpa delle difficili condizioni del credito alle azione delle banche per migliorare la loro solvibilità. Infatti, si crede, che l'intento collettivo delle banche di migliorare la propria solvibilità attualmente corra il rischio di renderle meno solvibili, peggiorando così la crisi di liquidità.
Prendete per esempio un'azienda X, la quale ha 200 dollari di azioni. L'azienda prende in prestito 800 dollari e compra un attivo da 1000 dollari. In questo esempio possiamo dire che l'azienda X ha una leva finanziaria di 5. Il che equivale a dire che i 200 dollari di azioni rappresentano 1/5 dell'attivo di 1000 dollari. Se il valore dell'attivo scende del 10% a 900 dollari, dato il debito di 800, implica un calo delle azioni o del valore netto a 100 dollari, ovvero 1/9 dei 900 dollari dell'attivo, aumentando la leva da 5 a 9 e rendendo l'azienda meno solvibile.
Assumiamo ora che l'azienda X decida di ripristinare la sua leva a 5 (facendo questo l'azienda sarà più solvibile). Per raggiungere ciò l'azienda vende attivi per 400 dollari e riduce il debito a 400 dollari. Di conseguenza X ha ora 500 dollari di attivi, 100 dollari di azioni e 400 dollari di debito: la leva è ora nuovamente 5. Ma se molte aziende tentano di diminuire la loro leva allora vi è il rischio che il valore degli attivi diminuisca. Se, per esempio, il valore dell'attivo dell'azienda X scende ancora del 10% a 450 dollari, dato il debito di 400 dollari, il valore netto scende a 50 dollari, il che implica che la leva torni a 9.
Come conseguenza della crisi immobiliare e del crollo dei prezzi delle case, le banche ed altre istituzioni finanziarie hanno preso la decisione di ridurre la loro esposizione al rischio, diminuendo la leva finanziaria. Ma riducendo i prestiti, risistemando gli attivi, le banche stanno obbligando molti debitori a vendere i loro attivi per prevenire l'insolvenza. Di conseguenza ciò mette in moto una deflazione nei prezzi degli attivi. La quale, a sua volta, diminuisce il valore dei collaterali e costringe le banche a ridurre i prestiti nuovamente, ecc. Ne segue che se tutte le istituzioni finanziarie si comportano alla stessa maniera (cercando di sistemare il proprio bilancio), possono guidare i prezzi degli attivi al ribasso, il che, dato un debito iniziale, abbatterà il loro valore netto e quindi finirà per aumentare la leva finanziaria e renderle mano solvibili. Questo è il paradosso del deleveraging. Se questo processo non viene fermato può seriamente danneggiare l'economia reale, così viene detto.
Quindi cosa si dovrebbe fare? Secondo il pensiero comune, la banca centrale o il governo deve mobilitarsi ed iniziare a comprare gli attivi che le banche stanno vendendo. Questo, si dice, fermerà la deflazione dei prezzi degli attivi e preverrà le pericolose dinamiche che potrebbeno mandare in rovina l'economia reale.
Alcuni sono dell'idea che il "paradosso del deleveraging" segua lo stesso principio del "paradosso del risparmio" che fu messo in luce da John Maynard Keynes. Il "paradosso del risparmio" afferma che se ognuno si comporta con cautela con il proprio denaro e risparmia, questo farà diminuire la domanda aggregata, il che porterà ad un calo della crescita economica. Il risultato sarà un calo nel risparmio totale dell'economia.
Secondo questo modo di vedere, la spesa di un individuo è il reddito di un altro individuo, ne segue che se ogni individuo aumentasse il proprio risparmio, ovvero diminuisse la spesa, il reddito totale dell'economia diminuirebbe. Un reddito inferiore permetterebbe un minor risparmio. Da qui la conclusione che se la gente esita a spendere, allora il governo deve farsi avanti ed aumentare la spesa pubblica per evitare che l'economia cada in recessione.
Nei suoi scritti, Keynes si affida alle idee di Bernard Mandeville per dare credito al "paradosso del risparmio". Secondo Mandeville, "Siccome questa economia prudente, che alcuni chiamano risparmio, è nelle famiglie il metodo migliore per far crescere il patrimonio, alcuni immaginano che, arida o sterile che sia una terra, lo stesso metodo se generalmente perseguito (cosa che essi credono praticabile) avrà lo stesso effetto sulla nazione intera, e quindi, per esempio, gli inglesi potrebbero essere molto più ricchi di quello che sono se fossero così frugali come alcuni dei loro vicini. Questo, secondo me, è un errore."
Per rafforzare l'idea che il risparmio sia dannoso per l'economia, Keynes cita anche Malthus: "Credo fermamente che il tentativo di accumulare molto rapidamente, il che necessariamente implica un considerevole calo del consumo improduttivo, diminuendo gli abituali stimoli alla produzione, freni prematuramente l'aumento della ricchezza... Ma se è vero che il tentativo di accumulare molto rapidamente porterà ad una divisione tra lavoro e profitto da distruggere sia il motivo sia la forza di una futura accumulazione e conseguentemente la capacità di mantenere e dare lavoro ad una popolazione in aumento, non dovrebbe essere dato per certo che questo tentativo di accumulare, o di risparmiare troppo, può essere veramente dannoso per una nazione?"
Spesa monetaria e risparmio reale - qual'è la connessione?
Notate che secondo questo modello di pensiero ci si riferisce a spesa, risparmio e reddito in termini monetari. Noi sosteniamo che ciò che conta se ci si occupa di crescita economica reale non è la spesa monetaria in sè, ma il risparmio reale. E' il risparmio reale e non la moneta che finanzia l'investimento in apparecchiature e macchinari, ossia beni capitali, i quali a loro volta permettono l'espansione della ricchezza reale.
La spesa monetaria in sè non ha rilevanza se ci si occupa di formazione del risparmio reale. Per mezzo del denaro un produttore di ricchezza scambia i beni prodotti con quelli di un altro produttore. In questo senso, il pagamento avviene sempre in beni prodotti. Il denaro rende solamente possibile lo scambio di molti beni. Si noti che senza l'esistenza di beni non ci sarebbe nessuno scambio.
Al contrario di ciò che si pensa comunemente, il cuore del credito non è la moneta ma i beni finali e servizi risparmiati. Se Giovanni il panettiere produce dieci pagnotte di pane e ne consuma una, il suo risparmio è pari a nove pagnotte di pane. Il risparmio del panettiere gli permette di assicurarsi altri beni e servizi. Per esempio il panettiere può ora scambiare il suo pane risparmiato per un paio di scarpe con un calzolaio. Notate che il risparmio del panettiere è il suo
vero mezzo di pagamento, egli paga le scarpe con il pane risparmiato. A sua volta il calzolaio paga per le nove pagnotte di pane con le scarpe che sono il suo risparmio reale.
Il panettiere potrebbe stipulare un'altra transazione con il calzolaio. Egli potrebbe imprestare le sue nove pagnotte di pane in cambio di dieci pagnotte di pane entro una settimana. Si noti che le nove pagnotte sostengono il calzolaio e gli permettono di continuare a produrre scarpe. Una settimana dopo, si spera, il calzolaio ha prodotto abbastanza scarpe da assicurarsi le dieci pagnotte di pane necessarie a ripagare il panettiere del prestito delle nove pagnotte più una pagnotta di interesse. L'introduzione della moneta nella nostra storia non altera minimamente ciò che è stato detto.
Senza il mezzo di scambio, la moneta, nessuna economia di mercato potrebbe verificarsi. Per mezzo della moneta la gente può trasmettere il risparmio reale, il quale permette l'ampliamento del processo di sviluppo della ricchezza reale. Ogni volta che qualcuno presta del denaro, egli trasferisce il mezzo di pagamento al debitore. Per mezzo del denaro il debitore può accedere ai beni finali ed ai servizi. Per mezzo del denaro il debitore può ora assicurarsi il riparmio reale (beni finali e servizi) che lo sosterranno mentre è impegnato nella produzione di altri beni e servizi. Notate che i beni finali devono già esistere affinchè lo scambio si verifichi.
Nella stessa maniera come il risparmio reale sostiene il produttore di beni finali di consumo, il calzolaio nel nostro esempio, il risparmio finanzia anche la produzione di attrezzature e macchinari, i quali a loro volta permettono l'aumento di beni finali e servizi. Ciò permette un ulteriore aumento del risparmio reale che può ora sostenere la costruzione di una struttura di produzione più sofisticata, che a sua volta permette un ulteriore espansione della produzione di beni finali e servizi. In questo senso il risparmio reale è la chiave della crescita economica. Questo al contrario del pensiero convenzionale, il quale sostiene che il risparmio può essere dannoso per la crescita economica.
Osservate che il pensiero convenzionale arriva a conclusioni erronee in quanto prende in considerazione solo i flussi monetari senza tener conto della materia reale. Di nuovo, per il pensiero principale ciò che importa è la spesa monetaria, quindi più la gente spende più grande sarà il reddito monetario. Da questo si conclude che un aumento del risparmio, che equivale ad una minor spesa monetaria, è una brutta notizia.
Ma ha un senso affermare che la gente risparmia?
Domanda di moneta e risparmio
La gente non risparmia denaro, come afferma il pensiero principale, ma piuttosto esercita una domanda di moneta. Una volta che il risparmio reale è dato in cambio per della moneta il beneficiario della moneta può esercitare la sua domanda di moneta in varie forme. Questo non avrà comunque nessun effetto sull'ammontare totale del risparmio reale.
Un individuo può esercitare la sua domanda di moneta sia detenendola nelle sue tasche o in casa o dandola in custodia ad una banca in un conto di deposito o anche in una cassetta di sicurezza. Il fatto che un individuo presti il suo denaro o lo metta sotto il materasso non altera l'ammontare totale del risparmio reale. Mettendo il suo denaro sotto il materasso, un individuo non compie un atto di risparmio ma esercita soltanto una domanda di moneta. Ciò che un individuo fa con il suo denaro non può cambiare il fatto che il risparmio reale sta già finanziando una particolare attività. (Sia che un individuo decida di detenere il suo denaro o che lo presti modifica la domanda di moneta, ma non ha nulla a che fare con il risparmio).
Ogni volta che un individuo presta del denaro ad un debitore significa che egli trasferisce un mezzo di scambio che il debitore può adoperare per acquistare beni reali o servizi. Prestando denaro, un individuo diminuisce la sua domanda di moneta. Al contrario il debitore ha aumentato la sua domanda di moneta. Si noti che l'atto di prestare denaro non altera l'ammontare del risparmio reale. Parimenti, se il proprietario di denaro decide di comprare un titolo finanziario quale un'obbligazione o un'azione egli traferisce semplicemente il mezzo di scambio al venditore del titolo finanziario, il risultato della transazione non modifica il risparmio reale presente.
Si noti anche che la gente non domanda moneta per detenerla, in sè, ma piuttosto per usarla in uno scambio. Anche se i prezzi stanno scendendo, questo non significa che la gente inizi ad accumulare moneta. Essi continueranno ancora ad usarla per mantenere il loro stile di vita e benessere.
Maggiore è la crescita della produzione di beni e servizi, maggiore sarà la domanda del mezzo di scambio. Nuovamente l'aumento della domanda significa un aumento della domanda di moneta la quale permetta lo scambio di un maggior numero di beni e servizi.
Una volta che si è appurato che il risparmio è la materia reale e non ha nulla a che vedere con la moneta in sè, il cosidetto paradosso del risparmio si rivela essere illogico. Se abbiamo due panettieri ed ognuno di loro ha risparmiato nove pagnotte di pane, colettivamente non possiamo avere meno di diciotto pagnotte di pane risparmiate come il paradosso del risparmio implica. Possiamo anche concludere che, contrariamente al "paradosso del risparmio", l'aumento del risparmio è la chiave per la prosperità economica.
E' la riduzione della leva finanziaria davvero dannosa per l'economia?
L'esistenza delle banche ha accresciuto l'uso del risparmio reale. Adempiendo il ruolo di intermediario, le banche facilitano la ricerca di un mutuatario da parte di un prestatore. Quando una banca presta del denaro, essa di fatto fornisce al mutuatario il mezzo di scambio che può essere impiegato per acquistare beni e servizi. Ciò che determina il flusso del prestito è il flusso del risparmio reale. Se il panettiere avesse consumato la sua intera produzione di dieci pagnotte di pane non ci sarebbe stato nulla rimasto da prestare.
E' quindi del tutto inutile esortare le banche a prestare di più se il risparmio reale non è sufficiente. In ugual modo non ha senso affermare che la Fed possa in qualche maniera surrogare il risparmio reale che non esiste, in questo caso nove pagnotte di pane, stampando più moneta. (E' inoltre inutile aumentare la spesa del governo per risolvere il problema. Dopotutto se un governo spende di più significa che qualcun altro avrà meno risorse a disposizione.) Tutto quello che questo aggiungere moneta all'economia provocherà è indebolire i generatori di ricchezza, riducendo in tal modo l'offerta futura di risparmio reale e indebolendo la crescita futura dell'economia reale.
Il fatto che al momento le banche stiano restringendo i loro prestiti è la risposta al danno inflitto al risparmio reale. Da notare è che il fattore chiave dietro il danno è l'allentamento della politica monetaria della Fed e la seguente espansione del credito non sostenura dal risparmio reale, ovvero credito "dal nulla". (Tra il gennaio 2001 ed il giugno 2003, il tasso sui fed funds è stato ridotto dal 6% all'1%.) Un atteggiamento più restrittivo tra giugno 2004 e settembre 2007 (il tasso è risalito dall'1% al 5,25%), l'effetto del quale è tuttora in corso, sta minando molte false attività che erano emerse nel precedente periodo di politica monetaria espansiva. Come risultato, queste attività possono ora stornare meno ricchezza reale dai produttori di ricchezza, sono quindi in crisi. Di conseguenza, i prestiti bancari inesigibili o gli attivi scadenti stanno aumentando. Dopotutto, le banche hanno sostenuto queste attività con credito "dal nulla". Ovviamente a questo punto non ha molto senso prevenire un crollo nel valore di questi attivi quando il prezzo precedente rappresenta delle false attività. Il crollo dei prezzi di questi attivi riporta le cose nella giusta dimensione.
In quest'ottica possiamo solo sostenere che se la Fed avesse successo nell'aumentare l'espansione monetaria attraverso un periodo di tassi di interessi bassi e nel prevenire una deflazione dei prezzi degli attivi, questo peggiorerà solamente le cose. E se la riduzione del credito danneggiasse i "bravi ragazzi", ovvero i produttori di ricchezza? Questo può senza dubbi accadere, ma la ragione di ciò non è la non-volontà delle banche a prestare, in sè, ma lo stato depresso dell'ammontare del risparmio reale. (I bravi ragazzi devono ora pagare interessi più alti.)
Se il risparmio reale è in crisi nessun trucco tipo l'acquisto di attivi da parte del governo o della Fed per prevenire la deflazione dei prezzi degli attivi può aiutare la crescita economica reale. Al contrario continuerà solamente a falsificare il meccanismo prezzo-segnale ed a dissipare il risparmio reale.
Quindi che cosa possiamo concludere riguardo al "paradosso del deleveraging"?
E' vero che se ogni banca provasse a "sistemare" il proprio bilancio, il risultato collettivo sarebbe disastroso per l'economia reale? Al contrario, aggiustando il proprio bilancio alle condizioni reali le banche getterebbero le basi per una ripresa sostenuta dell'economia. Dopotutto, riducendo i propri prestiti le banche riducono l'espansione del credito "dal nulla". Come abbiamo visto, esso è il tipo di credito che indebolisce i generatori di ricchezza e quindi porta ad un impoverimento economico. Al contrario dei sostenitori del "paradosso del deleveraging" noi possiamo solamente concludere che se ogni banca si proponesse di sistemare il proprio bilancio, riducendo di conseguenza l'espansione del credito "dal nulla", questo getterebbe le basi di una sana ripresa economica.
Conclusione
Per molti commentatori, uno dei maggiori pericoli per l'economia Usa è il fatto che le banche stanno riducendo la loro espansione del credito al fine di aumentare il loro valore netto e quindi la loro solvibilità. Questo, si sostiene, mette in moto un circolo vizioso che porta alla deflazione dei prezzi degli attivi, che dato un certo valore di passività indebolisce ulteriormente il valore netto delle banche e di conseguenza la loro solvibilità.
Quando tutte le banche proveranno a "sistemare" i propri bilanci, il risultato sarà l'esatto opposto di quello che vogliono raggiungere, viene detto. Perciò cosa dovrebbe essere fatto per fermare questo circolo vizioso? Secondo il pensiero convenzionale, le banche centrali ed il governo dovrebbero agire comprando gli attivi dei quali le banche stanno cercando di disfarsi.
Questa conclusione è in linea con gli scritti di Keynes. Al contrario di questo modo di pensare noi abbiamo concluso che, aggiustando i propri bilanci alla realtà,le banche metterebbero in moto un processo che permetterebbe una crescita economica sostenibile.
Su questo Ludwig von Mises ha avuto questo da dire: "Il successo senza precedenti del keynesianesimo è dovuto al fatto che fornisce un'apparente giustificazione per le politiche di spesa e di indebitamento dei governi contemporanei. E' la pseudo-filosofia di quelli che non pensano altro che dissipare il capitale accumulato dalle generazioni precendenti. Malgrado ciò nessuna profusione di un autore, purchè brillante e sofisticata, può alterare le leggi economiche perpetue. Esse sono e lavorano e si prendono cura di loro stesse. A dispetto di tutte le appassionate invettive dei portavoce dei governi, le inevitabili conseguenze dell'inflazionismo e dell'espansionismo così dipinte dagli economisti "ortodossi" stanno per verificarsi. E quindi, molto tardi in effetti, anche le persone semplici scopriranno che Keynes non ci ha insegnato come effettuare il "miracolo ... di trasformare una pietra in pane", ma la per nulla miracolosa usanza di mangiare i semi di mais."
http://www.mises.org/story/3064
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